COVERCIANO — Dopo il 5-2 ai rigori contro la Bosnia, Maldini e Leonardo hanno costruito un progetto durato sedici giorni, ponte federale inaugurato direttamente durante il crollo.
Insieme a Mancini è arrivato Ranieri, direttore tecnico FIGC e presidente del Club Italia. Due incarichi contemporanei, perché dopo tanti cambiamenti la Federazione aveva esaurito le persone e ha iniziato a duplicare le cariche.
Il 28 luglio Malagò ha richiamato Mancini, quasi tre anni dopo le dimissioni del CT e il successivo accordo con l’Arabia Saudita. Nel primo mandato Mancini vinse EURO 2020, arrivò due volte terzo in Nations League e rimase imbattuto per 37 partite. La Federazione ha recuperato quel curriculum come una famiglia recupera l’abito buono: ignorando che nel frattempo siano cambiate le misure. «Ho ritenuto giusto che la persona che dovesse diventare commissario tecnico della Nazionale fosse Roberto Mancini», ha spiegato Malagò. Dopo Guardiola e Pirlo, il criterio di selezione è diventato trovare qualcuno che avesse già le chiavi. La FIGC ha ricostruito il rapporto secondo il modello delle riunioni condominiali: rancori intatti, stesso amministratore.
Trentaquattro convocati. Nove esordienti. La Nazionale non ha ancora trovato undici certezze, ma dispone già di un gruppo WhatsApp ingestibile.